Il quotidiano britannico The Guardian ha dedicato un ampio reportage al comune dei Campi Flegrei, indicandolo come uno dei casi più interessanti nel dibattito italiano sulle spiagge libere, sulle concessioni balneari e sull’uso degli arenili pubblici. Al centro dell’articolo c’è il lavoro svolto dal sindaco Josi della Ragione e dall’amministrazione comunale bacolese negli ultimi anni: riaprire i passaggi verso il mare, recuperare le aree costiere e restituire alla comunità spazi rimasti a lungo chiusi o utilizzati da privati. Per Bacoli è un’importante vetrina internazionale. Ma non solo. Attraverso il caso flegreo, il Guardian racconta un problema che riguarda molte località italiane: le spiagge davvero libere sono sempre meno e spesso sono anche le più difficili da raggiungere.
Nel reportage viene dato ampio spazio all’azione del sindaco Della Ragione e dell’amministrazione comunale. Negli ultimi anni il Comune ha avviato diversi interventi per riaprire gli accessi al mare, contrastare le occupazioni abusive, recuperare beni pubblici e restituire alla collettività immobili confiscati alla criminalità organizzata. La questione, però, non riguarda solamente la possibilità di fare il bagno senza pagare. In gioco ci sono anche la tutela del territorio, il rispetto delle regole e il diritto dei cittadini a usare luoghi che appartengono a tutti. A Bacoli il tema è ancora più sentito. La costa è una delle principali risorse ambientali e turistiche del territorio. Per questo, avere accessi pubblici e spiagge realmente fruibili non è un dettaglio. Il principio difeso dal Comune è semplice: il mare non può diventare un privilegio riservato solo a chi può permettersi l’ingresso in uno stabilimento.
Uno degli esempi citati è Villa Ferretti, edificio ottocentesco affacciato sul mare, che in passato è finito nelle mani della criminalità organizzata. Dopo la confisca e il passaggio al Comune, il complesso è stato recuperato e aperto al pubblico. Oggi l’area ospita un parco, spazi per attività culturali e accesso alla spiaggia. Una trasformazione dal forte valore simbolico: un bene sottratto alla camorra è tornato nelle mani dei cittadini. Villa Ferretti è così diventata uno dei simboli del percorso avviato a Bacoli. Non soltanto il recupero di un immobile, ma la rinascita di un pezzo di territorio. Ed è anche grazie a storie come questa che il comune flegreo ha attirato l’attenzione del Guardian. Il quotidiano britannico si sofferma anche sul litorale di Miseno, dove si trovano stabilimenti e circoli riservati alle forze armate e ai corpi dello Stato. Secondo quanto riportato nel reportage, queste strutture occupano una parte importante della costa e offrono servizi destinati soprattutto agli appartenenti alle rispettive amministrazioni. Il punto è proprio questo. In una zona dove sono già presenti numerosi lidi privati, gli spazi completamente liberi si riducono ancora di più. E trovare un tratto di spiaggia accessibile a tutti può diventare complicato. Da qui il confronto sull’equilibrio tra concessioni private, strutture riservate e arenili pubblici.
Partendo da Bacoli, il Guardian allarga lo sguardo al resto del Paese. Una parte consistente delle coste sabbiose italiane è occupata da stabilimenti e attività private. In alcune aree della Campania, della Toscana e della Romagna la presenza dei lidi è particolarmente alta. Le spiagge libere, invece, sono spesso nei tratti meno comodi da raggiungere. E non è raro che manchino servizi essenziali, come: docce; bagni pubblici; assistenza ai bagnanti; passerelle e percorsi per le persone con disabilità. Il problema, quindi, non è soltanto quante spiagge gratuite esistano sulla carta. La vera domanda è un’altra: quante sono davvero accessibili, sicure e dignitose?
Con il reportage del Guardian, Bacoli entra in un dibattito che non è più soltanto locale. Il comune viene raccontato per i suoi problemi, ma anche per il tentativo di cambiare un sistema consolidato. Un sistema nel quale, troppo spesso, gli spazi pubblici finiscono per essere difficili da raggiungere o riservati a pochi. L’attenzione del quotidiano britannico rappresenta un riconoscimento per il lavoro svolto sul territorio. Allo stesso tempo, riapre il confronto sulla gestione delle coste e del demanio marittimo italiano. Da Bacoli arriva quindi un messaggio chiaro. Difendere le spiagge libere non significa soltanto garantire un posto gratuito dove stendere l’asciugamano. Significa proteggere il paesaggio, rispettare la legalità e difendere il diritto di tutti ad accedere al mare.
Leggi l’articolo originale su The Guardian: https://www.theguardian.com/world/2026/jul/19/italy-private-free-beaches-campaigners-mafia-military