Resta complessa la situazione nei Campi Flegrei dopo il terremoto di magnitudo 4.7 registrato venerdì 31 luglio nell’area della Solfatara di Pozzuoli. Mentre proseguono i controlli sugli immobili, cresce il numero di edifici dichiarati inagibili e aumenta la pressione dei cittadini sulle istituzioni nazionali e locali. Secondo l’ultimo aggiornamento diffuso dal Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Napoli, sono circa 90 gli edifici sgomberati, per un totale di 525 unità abitative. Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 382 interventi, mentre restano ancora 767 verifiche da completare per accertare la sicurezza degli immobili interessati dal sisma. I controlli riguardano non soltanto la stabilità degli edifici, ma anche l’assistenza alle famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni, il recupero degli effetti personali e la tutela dei beni culturali. Il bilancio, quindi, potrebbe subire ulteriori variazioni con l’avanzare dei sopralluoghi. A Pozzuoli si contano ormai circa 800 sfollati. L’emergenza abitativa si accompagna alle difficoltà legate alla rete idrica: in alcune zone l’acqua manca completamente o viene erogata soltanto per poche ore al giorno, in giornate caratterizzate da temperature particolarmente elevate. La Prefettura ha disposto l’aumento del numero di autobotti, mentre tre mezzi sono stati inviati per distribuire acqua non potabile alla popolazione. I Vigili del Fuoco hanno invitato i cittadini a contattare il numero 115 soltanto in caso di reale pericolo, per evitare di congestionare le linee dedicate alle emergenze.
Nel corso di un vertice tenuto in Prefettura a Napoli con i sindaci dell’area flegrea e i rappresentanti della Regione Campania, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha escluso l’ipotesi di uno spopolamento o di una delocalizzazione generalizzata degli abitanti di Pozzuoli. L’obiettivo indicato dal ministro è intervenire sulla sicurezza degli edifici e del territorio senza ricorrere a soluzioni drastiche. Durante l’incontro è stata affrontata anche la possibilità di rivedere le regole di accesso ai contributi pubblici per i proprietari di abitazioni che presentano difformità edilizie limitate. Il nuovo decreto, approvato dal Consiglio dei ministri, prevede 100 milioni di euro aggiuntivi per la riparazione degli edifici residenziali dichiarati inagibili dopo il sisma del 31 luglio. I lavori di riparazione sismica dovrebbero essere interamente sostenuti dallo Stato, mentre il contributo per chi decide di adeguare volontariamente la propria abitazione alle norme antisismiche dovrebbe passare dal 50 al 70 per cento. Resta aperta la questione degli immobili con irregolarità urbanistiche. Il Governo ha manifestato la disponibilità a distinguere tra edifici totalmente abusivi e abitazioni che presentano difformità più contenute, quali modifiche a finestre, balconi o altri elementi dell’immobile.
Uno dei temi centrali del confronto istituzionale riguarda i costoni rocciosi dell’area flegrea. Si tratta di zone considerate potenzialmente pericolose, per le quali gli interventi risultano più complessi anche a causa della presenza di numerose proprietà private. Piantedosi ha assicurato che il Governo intende creare le condizioni per affrontare in modo organico il problema, coinvolgendo la Regione Campania e il commissario straordinario per i Campi Flegrei. Dal sindaco di Bacoli, Josi Della Ragione, è arrivata una richiesta di maggiore rapidità. Il primo cittadino ha contestato una gestione basata prevalentemente su decreti approvati dopo le scosse, sottolineando la necessità di puntare sulla prevenzione. Della Ragione ha ricordato che per la messa in sicurezza dei costoni sarebbero già stati stanziati 11 milioni di euro, ma che, dopo tre anni, i lavori non sono ancora iniziati. Secondo il sindaco, il problema non riguarda soltanto la disponibilità delle risorse, ma anche la capacità di utilizzarle e di trasformare gli stanziamenti in cantieri concreti.
Le rassicurazioni arrivate dal vertice in Prefettura non hanno convinto una parte della popolazione. Nella serata del 5 agosto si è tenuta a Pozzuoli un’affollata assemblea pubblica, durante la quale le risposte del Governo sono state giudicate insufficienti e tardive. L’incontro è avvenuto il giorno successivo alla protesta, che aveva coinvolto oltre mille persone e aveva provocato il blocco del porto. Al termine dell’assemblea, i partecipanti hanno annunciato una forma di mobilitazione permanente, lasciando aperta la possibilità di nuove iniziative nei prossimi giorni. Le richieste avanzate dai residenti riguardano tempi certi per le verifiche, sostegni immediati alle famiglie sfollate, interventi sull’approvvigionamento idrico e garanzie sulla sicurezza futura degli edifici. L’emergenza provocata dal terremoto del 31 luglio conferma la fragilità di un territorio sottoposto da anni al fenomeno del bradisismo. I provvedimenti approvati nelle ultime ore rappresentano una prima risposta alle conseguenze immediate del sisma, ma il confronto tra cittadini, sindaci e Governo si concentra sempre di più sulla necessità di una strategia stabile. Al centro restano la prevenzione sismica, la messa in sicurezza dei costoni, l’adeguamento del patrimonio edilizio e la capacità di garantire assistenza alle persone che non possono rientrare nelle proprie case. Con centinaia di verifiche ancora da effettuare, il quadro resta in evoluzione e nuovi aggiornamenti sono attesi nei prossimi giorni.