Un tunnel sottomarino capace di collegare la terraferma con Procida e Ischia. Un’idea che sembra quasi fantascientifica, ma che offre lo spunto per tornare a discutere di uno dei problemi più sentiti dagli abitanti delle isole del Golfo di Napoli: la continuità dei collegamenti e la dipendenza pressoché totale dal trasporto marittimo. A rilanciare l’ipotesi è un articolo pubblicato da Milano Città Stato, dedicato proprio alla possibilità di immaginare un collegamento stabile tra Napoli, Procida e Ischia. Va precisato subito un elemento fondamentale: non siamo di fronte, almeno sulla base della documentazione pubblica attualmente disponibile, a un progetto approvato dalla Regione Campania o a un’opera finanziata e pronta a entrare nella fase di progettazione. Si tratta quindi di un’ipotesi da leggere soprattutto come stimolo per ragionare sul futuro della mobilità nel Golfo.
Perché l’idea interessa anche Monte di Procida
Per chi vive a Monte di Procida, la questione assume un significato particolare. Guardando il mare da Acquamorta, Procida appare vicinissima. E non si tratta soltanto di una vicinanza geografica: i rapporti tra le due comunità sono profondi e storici, fatti di famiglie, lavoro, scuola, commercio e spostamenti quotidiani, soprattutto in estate. Non a caso, anche la pianificazione regionale riconosce la tratta Procida-Monte di Procida. Nei documenti relativi alla riorganizzazione dei servizi minimi marittimi della Campania compare espressamente il collegamento tra Procida e Monte di Procida, con una produzione programmata di 2.592 miglia all’anno. Anche il Piano Urbanistico Comunale di Monte di Procida considera strategico rafforzare il rapporto con Procida e sottolinea come il nostro Comune possa rappresentare un punto di accesso privilegiato verso l’isola, soprattutto attraverso una migliore integrazione con Torregaveta e quindi con la rete ferroviaria metropolitana. In altre parole, anche senza arrivare all’ipotesi estrema di un tunnel sottomarino, il principio è già presente nella pianificazione locale: Monte di Procida può diventare una vera porta delle isole verso la terraferma.
I problemi attuali dimostrano quanto sia delicata la continuità territoriale
Il dibattito non nasce nel vuoto. Negli ultimi mesi il tema dei collegamenti con Ischia e Procida è tornato più volte al centro dell’attenzione istituzionale. Nel giugno 2026 la Regione Campania ha istituito un tavolo tecnico permanente proprio per affrontare le criticità dei trasporti marittimi tra Pozzuoli e le due isole. La Regione ha parlato esplicitamente della necessità di garantire il diritto alla mobilità dei residenti, l’operatività delle attività economiche e una gestione adeguata dei flussi turistici. La questione è diventata ancora più evidente nell’estate 2026, quando le limitazioni all’accesso dei mezzi pesanti al porto di Pozzuoli hanno costretto le istituzioni a studiare rapidamente soluzioni alternative per garantire l’approvvigionamento di Ischia e Procida. Tra le misure individuate figurano lo spostamento di alcune corse su Napoli e l’utilizzo di navi con maggiore capacità di trasporto merci. Sono episodi che mostrano un dato difficilmente contestabile: quando il sistema portuale o quello marittimo entra in difficoltà, le conseguenze sulle isole possono essere immediate.
Ma un tunnel sarebbe davvero realizzabile?
Qui il discorso diventa molto più complesso. Un collegamento sottomarino nel Golfo di Napoli dovrebbe affrontare questioni ingegneristiche, geologiche, ambientali ed economiche di enorme portata. L’area flegrea, inoltre, è caratterizzata da una realtà geologica particolarmente delicata, che renderebbe indispensabili studi estremamente approfonditi prima ancora di poter discutere seriamente di un tracciato. Ci sarebbero poi da valutare il tipo di infrastruttura, gli eventuali accessi sulle isole, la gestione del traffico, l’impatto paesaggistico e ambientale, la sicurezza, i sistemi di evacuazione e soprattutto il rapporto tra costi dell’opera e numero di utenti potenziali. Per questo sarebbe prematuro parlare oggi di tempi di costruzione o di costi attendibili senza uno studio di fattibilità tecnico-economica ufficiale.
Sotto questo mare, però, esistono già infrastrutture strategiche
C’è un precedente storico particolarmente interessante per Monte di Procida. Negli anni Cinquanta venne progettato proprio da Miliscola uno dei grandi collegamenti sottomarini destinati a rifornire d’acqua Procida e Ischia. Il progetto esecutivo del 1956 prevedeva un attraversamento tra Miliscola e Procida, con approdo nella zona di Sancio Cattolico: circa 3.460 metri di condotte posate sul fondale, con una profondità massima di circa 18 metri. Non era naturalmente un tunnel per persone o veicoli, ma dimostra quanto il tratto di mare compreso tra Monte di Procida e Procida abbia già avuto, nella storia recente, un’importanza strategica per le infrastrutture delle isole.
La soluzione più realistica, oggi, resta il mare
Mentre l’ipotesi del tunnel resta sulla carta, la programmazione concreta procede in un’altra direzione. La Regione Campania e ACaMIR stanno lavorando sulla rete dei servizi marittimi minimi per Ischia, Procida e Capri. Nei documenti ufficiali sono contemplate le direttrici Napoli-Procida-Ischia, Pozzuoli-Procida-Ischia e, dato particolarmente importante per il nostro territorio, Procida-Monte di Procida. Nel 2026 sono inoltre tornati i collegamenti estivi dall’area flegrea verso le isole, con partenze da Baia e Torregaveta. È probabilmente proprio da qui che potrebbe partire una discussione interessante per Monte di Procida: non soltanto chiedersi se un giorno sarà possibile scavare un tunnel sotto il mare, ma capire come sfruttare molto meglio la straordinaria posizione geografica che il paese possiede già. Acquamorta, Miliscola e Torregaveta si trovano infatti di fronte a Procida e a poca distanza da Ischia. Collegamenti marittimi frequenti, integrati con la Cumana, parcheggi di interscambio e servizi efficienti potrebbero trasformare quest’area in una delle principali porte di accesso alle isole flegree.
Tunnel o no, il tema è destinato a restare
L’idea di collegare stabilmente Procida e Ischia alla terraferma può dividere l’opinione pubblica. Per alcuni rappresenterebbe una rivoluzione nella mobilità, capace di ridurre l’isolamento delle isole e rendere più semplici gli spostamenti di residenti, lavoratori e merci. Per altri rischierebbe di modificare radicalmente l’equilibrio ambientale, urbanistico e sociale di territori la cui insularità costituisce anche una parte fondamentale dell’identità. Prima ancora di discutere se un tunnel sia desiderabile, occorrerebbe quindi stabilire se sia tecnicamente, ambientalmente ed economicamente sostenibile. Una cosa, però, emerge con chiarezza: il problema della continuità territoriale di Procida e Ischia è reale e continua a richiedere soluzioni. E in questa discussione Monte di Procida non dovrebbe avere un ruolo marginale. La geografia dice esattamente il contrario: il nostro territorio è uno dei punti della terraferma più naturalmente proiettati verso Procida e verso il sistema delle isole flegree. Forse il tunnel resterà soltanto un’idea. Ma il dibattito che porta con sé – su collegamenti, infrastrutture e ruolo strategico di Monte di Procida – merita sicuramente di essere aperto.