L’ho detto a Roma, alla Camera dei Deputati. Noi flegrei non siamo pacchi postali. E l’ho scandito in modo molto chiaro. I cittadini dei Campi Flegrei non sono disponibili ad essere trattati come scatoloni da sballottare in giro per l’Italia. Nessuno pensi di utilizzarci come popolo per riempire città italiane spopolate. Noi possiamo vivere qui, nella nostra amata terra. Vogliamo vivere e crescere qui, dove siamo nati. Ci sono tutte le condizioni per farlo. E bisogna fare presto affinché si realizzino. Abbiamo chiesto soldi per gli sfollati, affinché possano fare i lavori e rientrare nelle loro case. Abbiamo chiesto misure straordinarie affinché, subito, trovino un luogo in cui abitare contrastando gli sciacalli. Abbiamo chiesto velocità nei lavori pubblici. Scuole, strade. Abbiamo chiesto aiuti alle attività commerciali, più personale nei comuni. Abbiamo chiesto contributi statali al 100% per lavori di agibilità e vulnerabilità alle abitazioni. Abbiamo chiesto, nei casi più complessi, anche di abbattere e ricostruire in zone più sicure, sempre qui. Lo si è fatto in altri luoghi della nostra nazione. Si deve fare anche qui. Ho preteso, subito, più tutele per i cittadini che convivono con ciò che per altri è un’emergenza. Ma che per noi flegrei è la normalità: il bradisismo. Siamo a difesa della nostra terra. E non ci accontenteremo delle briciole. Non faremo nessun passo indietro. I flegrei vogliono tutto quello che gli spetta. Non chiacchiere. Ma fatti. Perché più delle scosse, a fare paura sono le tante promesse che non vengono mantenute. Perché una cattiva gestione del bradisismo, può fare più danni del bradisismo stesso. Il Parlamento ed il governo accolgano i nostri emendamenti all’ennesimo decreto legge. E poi si passi subito alla legge speciale. Il Testo Unico per i Campi Flegrei. Insieme, a difesa dei Campi Flegrei. Un passo alla volta.